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Hotel Executive Firenze - Storia dell'Albergo Executive Firenze

  Hotel Executive Firenze
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I soffitti della grande sala che si affacciava sulla Loggia (attualmente ospitante la camera da letto della lussuosa Suite del Granduca) furono affrescati dal pittore Luigi Ademollo, invitato a Firenze dal Granduca Ferdinando III e dalla moglie, Granduchessa Elisa, per la decorazione di Palazzo Pitti ed infatti, negli affreschi che ancora oggi si conservano nell'elegante Suite, raffiguranti scene mitologiche e preziosi fregi, si ritrova lo stesso stile sfarzoso che i Lorena vollero per rinnovare il loro prestigio nella opera di Restaurazione a seguito della occupazione Francese della città.

Con le grandi opere urbanistiche determinate dal Piano dell'Architetto Giuseppe Poggi che, nel periodo in cui Firenze fu capitale d'Italia (1865-1871) attuò una profonda ed imponente trasformazione della città, tutta la zona, anticamente libera ad orti e giardini, cambiò notevolmente aspetto e furono create nuove strade, piazze e palazzi, distruggendo gli antichi insediamenti e inglobando le edificazioni esistenti nella nuova configurazione prospettica secondo gli stilemi consoni alle esigenze di decoro della nuova classe borghese.

 

STORIA...

A pochi passi dall'Arno e dal cuore della Firenze antica ed appena lasciate le luci delle vetrine scintillanti dello shopping di lusso, il pregiato edificio che ospita l'Hotel Executive appare maestosamente nella prospettiva del Borgo Ognissanti come un singolare ed elegante monumento, rara testimonianza dello stile eclettico ottocentesco.

Il complesso alberghiero che accoglie l'Hotel coinvolge infatti due edifici di notevole pregio architettonico ed artistico, entrambi edificati nel XIX secolo ma in epoche diverse, ciascuno con una propria storia e personalità, legati alle vicende storiche della città e delle famiglie nobiliari che li abitarono.

L'edificio a loggia di stile neoclassico era anticamente il cosiddetto Terrazzino Reale sul Prato, palco ligneo fatto erigere dal Granduca di Lorena nel punto dove la strada che conduceva alla Porta al Prato ed al Parco delle Cascine formava un angolo ottuso permettendo un'ampia visuale.

Il Palco accoglieva la Sua Corte in occasione delle corse dei cavalli berberi, manifestazione di origine antichissima richiamata anche da Dante nella Divina Commedia, che si svolgeva per festeggiare importanti eventi storici, vittorie e successi militari o importanti ricorrenze religiose.

La cerimonia che inaugurava ogni celebrazione della gara prevedeva la presentazione del Palio, drappo realizzato con stoffe preziosissime, e la rassegna dei cavalli da parte del Granduca che, seduto presso la Loggia del Terrazzino Reale, allestita sontuosamente con tendaggi e drappeggi per l'occasione, dava il segnale di partenza ed annunciava il nome del cavallo vincitore, dando inizio ai festeggiamenti popolari.

Successivamente, con la trasformazione in parco pubblico delle Cascine Granducali e i lavori di apertura del Lungarno Nuovo (oggi Vespucci) fino alla Porticciola di Ognissanti (che si trovava proprio in prossimità dell'edificio, verso l'Arno), il Granduca Ferdinando III, nel 1819, decise di trasformare il Terrazzino ligneo in una struttura in muratura, incaricando l'architetto Luigi Cambray Digny, molto in voga nella Firenze dell'epoca e che in quel periodo si stava occupando di numerose opere, tra cui il parco romantico del Giardino Torrigiani.

 

 

Fu grazie al gusto eclettico e neoclassico del Cambray Digny e alle competenze ingegneristiche del suo assistente Giuseppe Martelli (che in Francia aveva appreso nuove avanguardistiche tecniche costruttive) che la Loggia, la cui costruzione richiese alcuni anni fino al 1829, riuscì come un grazioso manufatto architettonico.
Singolare è infatti la sapiente mediazione del gusto filo egizio (ricreato nel vestibolo interno) e delle forme esterne del tempietto ellenistico (con pronao costituito da snelle colonne in pietra arenaria trabeate, poggiate su un alto basamento e decorate da capitelli con fregi a palmette e ghirlande di foglie in pietra,realizzati con copie originali in gesso dei decori del Pantheon) in uno stile squisitamente neoclassico.

L' edificio, nella soluzione strutturale ardita, univa quindi l'eleganza costruttiva alla grazia della decorazione. Tale risultato appare oggi meno evidente a seguito della successiva tamponatura degli intercolumni con pareti in muratura effettuata, presumibilmente quando fu acquistato dalla nobile famiglia Giorgi de Pons, che nel frattempo abitava nel Palazzo adiacente.

Gli interni furono studiati secondo i gusti dell'epoca, volti a cogliere suggestioni francesi ed egizie ed echi classicheggianti, che ancora oggi si respirano nell'atrio con le quattro colonne monolitiche e nei bassorilievi ispirati all'arte antica che si trovano oggi negli ambienti dell'Hotel.